
What is 'the practice'?
Che cosa è "la pratica"?

È da un po' di tempo, che ogni volta che uso le parole "la pratica", mi suonano stonate. Mi sembra di inciampare su queste parole mentre mi escono dalla bocca.
Chiamarla "la pratica" implica un'attività che SVOLGIAMO nella nostra vita quotidiana. In questo modo, la meditazione continuerà a essere qualcosa che viene deciso, diretto, controllato e giudicato attraverso il pensiero razionale.
"Cercheremo" di trovare tempo e spazio per essa. Rimarrà ai margini della vita. Potrebbe diventare "parte" della vita, ma senza di essa resterà legata all'aspettativa e al raggiungimento di qualcosa etichettato come spirituale. Nutrirà il desiderio di trarne qualcosa.
Finché la percezione non si allontanerà dal pensiero razionale diretto dall'ego verso una percezione più aperta, intuitiva, coraggiosa e che accetta di "non dover conoscere", non ci sarà una vera possibilità di abbracciare, vivere e avere fiducia in ciò che chiamiamo vita.
La meditazione non è una tecnica; è un modo di essere.
La meditazione è vita, un modo di essere. È il riconoscimento e l'indagine del movimento energetico dentro e intorno a noi.
[ La tecnica della consapevolezza o presenza mentale è una porta per la meditazione? ]
It has been quite a while now that each time I use the words ‘the practice’, they ring out of tune. I seem to stumble over these words as they come out of my mouth. Calling it ‘practice’ implies an activity that we DO in our daily life. In this manner, meditation will continue to be something that is decided, directed, controlled, and judged through rational thought. We will ‘try’ to find time and space for it. It will remain on the edge of life. It may become ‘part’ of life but without the It will be tied to the expectation and attainment of something labeled as spiritual. It will harbour the desire to gain something from it.
Until perception moves away from rational thought directed by the ego to a more open, intuitive, courageous, and accepting of not having ‘to know intellectually’ , there will not be a true possibility of embracing, living, and trusting that which we call life.
Meditation is not a technique; it is a way of being.
Meditation is life, a way of being. It is the recognition and investigation of energetic movement in and around us.
Is the technique of awareness or presenza mentale a door to meditation?
We may have a daily routine during which, at a certain hour, we sit down to practice. Maybe for an hour, or a half-hour or 15 minutes. That which we feel we can squeeze out of our busy days.
Then we plan and happily organize once or twice a year, to go on a retreat of 3 days, 7 days or maybe even a month. We imagine that we can really delve into a profound practice when we are able to remove ourselves from the ordinary world and take refuge. These are forms of 'formal meditation'.
Then with clear intention, we can also bring the practice into our lives in the most ordinary moments: washing the dishes. waiting in line at the supermarket, walking the dog, etc. This form is considered 'informal meditation'.
Then there is something in-between that can be very useful. Let's call it 'dedicated practice'. This is when, for an established amount of time; a day, a weekend, a week, one decides to dedicate all the moments of ordinary life, which are not full of irrevocable obligations and responsibilities, to practicing meditation. This asks for a serious commitment.
There is no need to go anywhere, no need for special objects, no need for internet or cell phones, no need for a teacher. It costs nothing. It is available at home.
Create a small space, a sacred space, where intention and motivation intertwine in dedication to being present. For those living within families or with partners or roommates, there must be an understanding of your need for solitude and not engaging in conversation. This 'dedicated practice' means that when you must shop for food, cook, go to a medical appointment, or make a phone call, etc. you bring the informal practice to it. You do what is necessary to keep ordinary life flowing at its most basic level. All the rest of the time is dedicated to formal meditation. The practice becomes a continuous flowing rhythm of informal and formal, no separation between the two. There may be an energetic shift, but not a sense of stop and go or in and out.
This can be very useful in creating a much more direct rapport with the dharma. It no longer remains at the edge of one's life for when there is time. It is no longer only an interest, hobby or passion 'outside' of life. It enters and permeates each and every moment. It can provoke an amazing shift. Worth experimenting with it.
Formal meditation, informal meditation or dedicated practice are all useful, each one finding its appropriate moment and conditions.
Proprio qui, proprio ora
Potremmo avere una routine quotidiana durante la quale, a una certa ora, ci sediamo per esercitarci. Forse per un'ora o mezz'ora o 15 minuti. Ciò che sentiamo di poter riuscire a fare nelle nostre giornate impregnate.
Oppure pianifichiamo e organizziamo felicemente una o due volte l'anno, per andare in ritiro per 3 giorni, 7 giorni o forse anche un mese. Immaginiamo di poter davvero essere assorti in una pratica profonda quando siamo in grado di allontanarci dal mondo ordinario e rifugiarci. Queste sono forme di 'meditazione formal'.
Oppure, con chiara intenzione, possiamo anche portare la pratica nella nostra vita nei momenti più comuni: lavare i piatti. aspettando in fila al supermercato, portando a spasso il cane, ecc. Questo modulo è considerato 'meditazione informal'.
Oppure c'è qualcosa di mezzo che può essere molto utile. Chiamiamola 'pratica dedicata'. Dedicata a che cosa? Dedicata a nostro rapporto con il Dharma, in modo formale e informal, tramite la meditazione.
Questo è quando, per un periodo di tempo prestabilito (un giorno, un fine settimana, una settimana) si decide di dedicare tutti i momenti della vita ordinaria, in cui non ci sono obblighi e responsabilità irrevocabili, alla pratica della meditazione. Ciò richiede un impegno serio.
Non c'è bisogno di andare da nessuna parte, non c'è bisogno di oggetti speciali, non c'è bisogno di internet o telefoni cellulari, non c'è bisogno di un insegnante. Non costa nulla. È disponibile a casa.
Crea un piccolo spazio, uno spazio sacro, dove intenzione e motivazione si intrecciano nella “dedizione” (totale e costante offerta di sé per un fine) all'essere presenti. Per coloro che vivono in famiglia o con un partner o coinquilini, ci deve essere una comprensione del tuo bisogno di solitudine e di non poterti impegnare in una conversazione. Questa 'pratica dedicata' significa che quando devi fare la spesa, cucinare, andare a un appuntamento medico o fare una telefonata, ecc., eserciti la pratica informale. Fai ciò che è necessario per mantenere la vita ordinaria al suo livello più elementare. Tutto il resto del tempo è dedicato alla meditazione formale. La pratica diventa un ritmo continuo che scorre informale e formale, nessuna separazione tra i due. Potrebbe esserci un cambiamento energetico, ma non un senso di 'stop and go”'o 'in and out'.
Questo può essere molto utile per creare un rapporto molto più diretto con il Dharma. Non rimane più ai margini della propria vita per quando c'è tempo. Non è più solo un interesse, un hobby o una passione fuori dalla vita. Entra e permea ogni momento. Può provocare un cambiamento straordinario. Vale la pena sperimentarlo.
La meditazione formale, la meditazione informale o la pratica dedicata sono tutte utili, ognuna delle quali trova il momento e le condizioni appropriate.