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Risvegliarsi all'essere

> introduzione

I Cinque Potere Spirituali
> cosa sono
> fiducia

> energia 
> mindfulness
> raccoglimento
> saggezza
> sintesi

Risvegliando . . .
> che cos'è
> Helena Blavatsky 
> Daniel Lumera
> Thich Nhat Hanh
> Corrado Pensa 
> Vimala Thakar
> Eckhart Tolle
 

Liberare la Pratica
La pratica può prendere vita dentro di noi, offrendo una nuova prospettiva di ciò che ci circonda e con questo il nostro mondo cambia. Per questo motivo, deve essere una pratica libera,

Risvegliarsi all'essere

vimala thakar

testi dal libro 'lI Mistero del Silenzio'

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La libertà dell’indagine
 

L'indagine meditativa è un modo di porre domande in maniera da liberare la mente dal pensiero condizionato e illuminare la nostra saggezza innata. Il segno dell'autentica crescita interiore è individuato appunto nella capacità di porsi in un costante atteggiamento di indagine, volto a scoprire e superare i condizionamenti imposti all'organismo psicofisico dal passato individuale e collettivo.
 

È la libertà dell'indagine, la disponibilità a guardare con attenzione, non reattiva né giudicante, ogni espressione dell'esistenza e dei rapporti quotidiani, che fiorisce nella libertà dell'esperienza meditativa.
 

Equipaggiarsi
 

È assolutamente necessario possedere la fiamma pura della ricerca. Quando c'è questa fiamma di ricerca volta a imparare, a scoprire, a vedere, a trovare, per la sola gioia di farlo, le inibizioni di moventi, intenzioni e ambizioni scompaiono. Tale stato,  senza moventi, è vitalmente necessario all'inizio della ricerca. Ogni movente crea un'inibizione e nasconde, nella propria ombra, una paura. Ogni ambizione  porta nel grembo la paura del fallimento e della frustrazione. Bisogna dunque ben equipaggiarsi per lo stato di meditazione e di pura ricerca. La ricerca non soltanto elimina l'inibizione di paura repressa, ma, quando è genuina, crea la duttilità dell'umiltà, non la rigidità dell'ambizione.  L'assenza di paura non può esistere senza la duttilità dell'umiltà.

Una ricerca genuina è necessaria; non si insiste mai abbastanza su questo punto. La ricerca genuina crea la duttilità dell'umiltà, che non è rigida come la coscienza dell'io. Il ricercatore è come un duttile e tenero bambino. È vulnerabile al tocco da ogni parte, all'essenza della vita, senza alcun meccanismo di difesa.

Occorre dunque gettare le giuste fondamenta di quello stato di meditazione in cui il proprio meccanismo fisico e biologico si trovano in uno stato di equilibrio chimico e di rilassamento nervoso.

 

Il corpo
 

Questo corpo, questo stupendo, complesso, ricco strumento che abbiamo; scoprite se è in grado di sopportare l'intensità della meditazione, di quel movimento disinibito della coscienza in armonia con la coscienza universale. L'intensità di quel movimento disinibito non è sempre comparabile all'intensità di pensieri ed emozioni, che sono movimenti cerebrali. Il movimento della meditazione, l'infinito movimento della vita, ha una qualità di spinta interamente diversa. È molto più intensa, la sua profondità, intensità, è incommensurabile per la mente.
 

La mente
 

Il passo successivo è quello di equipaggiarsi, prendendo dimestichezza col movimento della mente. La capacità di movimento fisico non costituisce una barriera nel sentiero della meditazione, ma il movimento cerebrale può diventare un ostacolo; perciò bisogna comprendere che cos'è la mente. Bisogna prendere dimestichezza con la mente, di come un pensiero si muove, come si muovono i riflessi, come essi controllano le percezioni, le risposte alle situazioni, come regolano la propria relazione con gli altri. 

Quando la mente fa resistenza c'è frizione, e la frizione sfocia in una reazione. Così la resistenza porta alla frizione, la frizione sfocia nella noia e nell'irritazione, e lo stato di osservazione va perduto, Ogni reazione nasce dalla resistenza.

 

Osservazione
 

Il terzo passo è imparare l'arte dell'osservazione, non interpretare, non analizzare, non paragonare, non giudicare, ma avere la consapevolezza del movimento della mente. L'uomo ha raffinato il cervello perdendo l'eleganza della semplicità; ha perso la capacità di guardare le cose senza nessun movente, con innocenza, senza trasformare l'atto e l'oggetto di osservazione in un mezzo volto a un fine. L'eleganza, la bellezza della semplicità e dell'innocenza sono perse per l'uomo. Occorre crescere verso la vulnerabilità, la tenerezza, la duttilità della meditazione.

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