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Risvegliarsi all'essere

vimala thakar

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testi dal libro 'lI Mistero del Silenzio'

Meditazione

Il termine ‘meditazione' ha un’infinita varietà di associazioni.
Nella nostra lingua meditare implica un’attività mentale o cerebrale, in cui c’è una relazione di soggetto e oggetto. Io - un individuo -  medito circa qualche oggetto, qualche punto prestabilito da me o da qualcun altro per me. In  tal senso, ‘meditare’ significherebbe focalizzare la propria attenzione, per un tempo determinato, esclusivamente su un punto prestabilito e implicherebbe lo sforzo conscio di focalizzare l’attenzione su quel punto e di mantenerla. Dunque si tende a credere che la meditazione sia l’attività mentale che focalizza l’intera attenzione su un punto e qui la mantiene tenacemente. Ma tale attività mentale va denominata ‘concentrazione’, non ‘meditazione’.

Nella lingua sanscrita ci sono due parole diverse:
Dharana e dhyana.

 

Dharana significa tenere, sostenere l'attenzione: la parola corrispondente è "concentrazione". La parola sanscrita dhyana è l'equivalente del termine "meditazione". Questa parola è stata introdotta da Patanjali, che ha codificato gli Yoga Sutras. Le parole nascono da culture e stili di vita, e se vengono sradicate dal terreno culturale in cui sono nate, è molto probabile che vengano distorte. Per molti anni le persone provenienti dall'India hanno viaggiato in diversi paesi del mondo e sfortunatamente hanno usato la parola meditazione in modo sbagliato, è stata abusata. Insegnano tecniche di concentrazione e chiamano quelle tecniche meditazione.

Liberare la Pratica
La pratica può prendere vita dentro di noi, offrendo una nuova prospettiva di ciò che ci circonda e con questo il nostro mondo cambia. Per questo motivo, deve essere una pratica libera,

Meditazione è 'lo stato' in cui c'è una consapevolezza senza sforzo e senza scelta di ciò che la vita è dentro e intorno a noi. Si tratta dunque di uno stato, di un modo di essere, non di un'attività, fra le due c’è un mondo di differenza. La meditazione, in altri termini, è vivere in un'attenzione dinamica, in una consapevolezza di ciò che la vita è: è un movimento, incondizionato dalla coscienza individuale, in armonia con il ritmo della vita universale.

La meditazione è una dimensione in cui si può vivere, da cui ci si può muovere e funzionare, è quella di crescere in uno stato interiore di equilibrio che non viene disturbato dal movimento delle relazioni e dalla capacità di funzionare in modo equilibrato a livello sensuale in ogni situazione, in modo da bilanciare il comportamento dei sensi e degli equipaggiamenti interiori.

La meditazione è un movimento non cerebrale della coscienza umana. Non può costituire un mezzo rivolto a un fine. La meditazione è un modo di vivere totale, non un’attività parziale o frammentaria.

Concentrazione

La concentrazione invece è un'attività che può essere un mezzo per un fine. La concentrazione può rilassare i nervi, lenire la psiche travagliata, creare un equilibrio chimico nel corpo; stimolare poteri latenti della mente ed esperienze non sensoriali. Tutto ciò può accadere attraverso la concentrazione. La concentrazione volta allo sviluppo dei poteri non porta a una trasformazione radicale della qualità della vita.

Perciò bisogna disilludere, disincantare la propria mente su che cosa sia la meditazione. Essa non implica alcuna avventura romanzesca.
 

La meditazione è un trascendimento di un cervello condizionato. È la crescita di una persona verso una dimensione della coscienza completamente nuova dove l’esperienza di sé giunge a termine. Dove chi esperisce, la coscienza dell’io, dell’ego, è mantenuta in completa sospensione, in totale acquiescenza; dove i confini spazio-temporali in cui la coscienza dell’io si muove, di momento in momento, si dissolvono nel nulla; dove la dualità giunge al termine; e la frammentaria relazione del soggetto-oggetto con la vita viene completamente a cadere.

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